di Melisa Garzonio

 

 

La vita sarà anche un crudele giro di vite, e basta, ma l'artista non se ne fa coinvolgere più di tanto. Solo quanto serve a costruirci sopra una metafora che gli assicuri un eccitante effetto placebo. Sospeso tra Apollo e Dioniso, incorreggibile giocatore d'azzardo, per lui l'abisso del male comune è un morbido tappeto verde, un rebus, un gioco di specchi, una vincita, o una sconfitta eccitante. Come i grandi mistici di Borges di fronte all'Aleph capriccioso, la Sfida dell'ignoto lo incalza e gli suggerisce continue strategie: alfabeti, archetipi, regole di traduzione e varie alchimie per decifrare il mondo. Per Evi Guida, artista gioiosamente attratta dall'inconoscibile, il mistero va  svelato per metà, lasciandogli il sapore dell'originaria malizia, pena la perdita devastante del desiderio. A strappare, (o a calare?) il velo di Maya, sono donne dalla pelle diafana e gli occhi smagati, clown con l'anima persa in plaudi di violetto e verde marcio, nature morte con limoni color pece e papaveri che esalano respiri sulfurei. La pittura di Guida reclama il diritto all'ambiguità, concedendosi avventure sul doppio registro del reale e del fantastico, in particolare negli ultimi lavori. Il risultato, sono tele a momenti visionarie e quasi ispessite da dolenti corposità e di rimando, spaesate e senza peso. Un debito con Bocklin, certo, ma soprattutto con Usellini, più volte indicato dall'artista come il suo punto di riferimento più frequente. L'opera di Evi Guida si fonda su un atteggiamento di stupore. Come i filosofi presocratici l'artista si domanda quel è il principio unificatore di tutte le cose, se esiste come per Lucrezio un "alma Venus" madre comune del grande caos palpitante. E' qui che comincia il puzzle, il mettere assieme incastrando, congiungendo, combaciando, separando gli infiniti pezzi del gioco. il principio è pensato come un'illusione geometrica che comprende ogni cosa, infinite cose. Ancora l'Aleph di Borges: "vidi il popoloso mare vidi l'alba e la sera, vidi le moltitudini d'America, vidi un labirinto spezzato, (era Londra), vidi infiniti occhi vicini che fissavano in me come in uno specchio ...". La molecola primordiale è dunque la chiave d'interpretazione, la griglia inossidabile che segmenta il reale, il fantasma continuamente affiorante della riduzione estrema. Ma non si pensi a questa scansione molecolare come ad una banalizzazione geometrica, la scienza, nella pittura di Guida, è soltanto un ospite di passaggio di cui non si ha nostalgia. I fari sono invece puntati, con amore inesorabile, sulle piccole creature dell'immensa tragedia quotidiana, sui relitti di un'ecologia moribonda dove una folla di anime aspetta che si compia il miracolo.