
di Mario Monteverdi

Assai difficile è giudicare la pittura di Evi Guida secondo i parametri estetici correnti: in lei, infatti, i valori simbolici, psicologici e metaforici prendono nettamente il sopravvento su quelli più formalmente visivi. Non che questi ultimi siano assenti: il mistero che deriva alle sue figure, alle romantiche evocazioni paesistiche, (un romanticismo alla Bocklin, di freudiana ambiguità), quel particolare fascino è proprio mediato dalle intonazioni che contrappongono volti incipriati a penombre decandentistiche. Leggere i suoi quadri significa decifrare anime inquiete, cercar di strappare agli enigmi i significati riposti che essi racchiudono. E' un incombere di luci, accese, sulfuree o smorzate che non da pace e che invita alla riflessione.
Ciò che ora l'Artista esprime è la somma di tutti i tentativi messi in atto durante lunghi anni di sperimentazione, con quel qualcosa in più dovuto al suo personalissimo modo di interpretare ciò che vede e sente in un mondo in cui si trova ad essere perennemente presa, fra due fuochi: quello di una continua ricerca e quello di un risultato finale che non riesce mai a soddisfarla completamente. L'Arte per lei è innanzitutto l'ossigeno per poter restare in vita, realtà che continua ad esistere senza per questo scacciare il sogno, spiraglio aperto fra le dolenti, o felici pieghe, dell'inconscio, desiderio continuo di superare le proprie capacità. Rinunciando in maniera radicale ad ogni genere di compromesso. Evi Guida ha deciso di realizzare ciò che sente; contemplare cieli azzurri, oppure tempestosi, secondo la sensibilità del momento, incurante di ciò che il fruitore di mercato vorrebbe. Scelta questa difficile, cui l'Artista si attiene con stretto rigore. E i risultati non mancano.
Sue personali sono state allestite in America, Italia e in altri paesi Europei, sempre tenendo presente un'innata semplicità del personaggio che ambisce prima di tutto a divulgare un discorso culturale.